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IL MONTE SANT’ELIA A PALMI

Il Monte Sant’Elia è un luogo panoramico meraviglioso dalla cui cima folta di pini si gode uno dei panorami più affascinanti del mondo, dal suo belvedere si ammira la Sicilia e tutto l’arcipelago delle isole Eolie.

Dalla cima del Sant’Elia, dalla balconata a mare della Villa Comunale, dalla gradinata della Torre, si gode un panorama che non è secondo a nessuno dei più famosi centri della riviera amalfitana »

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I punti panoramici della montagna sono molti, grazie alla conformazione. Il punto panoramico principale è il Belvedere Managò, posto sulla sommità del monte, costituito da una serie di balconate realizzate con ringhiera e scale sopra i vari costoni della montagna. Dalle suddette balconate è possibile ammirare tutta la costa tirrenica da Capo Vaticano allo Stretto di Messina, il mar Tirreno, le Isole Eolie, il vulcano Etnae tutta la città di Palmi. Sulla cima dal belvedere, tra l’altro, sono collocate tre croci bianche, a ricordo del monte calvario dove Gesù fu crocifisso.

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Il monte Sant’Elia alto 582 metri slm si trova nel comune di Palmi in provincia di Reggio Calabria. Crinale costiero del massiccio dell’Aspromonte, è definito “il balcone sul mar Tirreno”.

La montagna, nella quale insistono anche alcuni edifici residenziali, è anche uno dei tre centri abitati ufficiali di Palmi.

Il monte rappresenta l’ultimo anello di una catena, che  parte dalle selvagge alture degli Appennini per venire a specchiarsi sulle rive ridenti del Tirreno,  da un lato giganteggia sopra la Piana di Gioia Tauro e dall’altro lato guarda  l’immensa distesa del mare, che si spande ai suoi piedi.

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La vegetazione del monte è composta prevalentemente da pini marittimi e castagni ed il suo territorio rientra, nella sua totalità, nell’elenco delle Zone di Protezione Speciale e dei Siti di Interesse Comunitario della Regione Calabria.

Il Monte Sant’Elia è una meta privilegiata di escursionismo o trekking[4]. I due percorsi principali, effettuati dagli escursionisti, sono posti uno alle pendici della montagna, il “sentiero del Tracciolino”, ed uno sulla cima della stessa.  Il “sentiero del Tracciolino”, il cui percorso è posto a mezza costa lungo il fianco nord-est del monte, è inserito all’interno dei percorsi naturalistici della Calabria, e costituisce col suo itinerario a picco sul mare della Costa Viola, un richiamo per i turisti.

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Il sito di Interesse Comunitario, denominato “Costa Viola e Sant’Elia”, costituisce il tratto di costa compresa tra gli abitati di Scilla e Palmi. I versanti della costa sono formati da rocce intrusive e metamorfiche, coperti da depositi di rocce sedimentarie e sedimenti sciolti di ambiente marino costiero e continentali sabbioso-conglomeratici. Lungo i ripidi versanti vengono coltivate, attraverso terrazzamenti, uve pregiate di gaglioppo, malvasia e zibibbo. Un tempo i vigneti venivano raggiunti dai contadini attraverso dei sentieri o addirittura con delle barche che costituivano anche il mezzo di trasporto dell’uva durante la vendemmia. Le rupi costiere, formanti talora alte falesie, sono ricche di specie come la dianthus rupicola. Sono presenti boschi di leccio, arbusteti termo-mediterranei e pre-steppici e vegetazione casmofitica tipica delle scogliere.

La Zona di protezione speciale denominata “Costa Viola”, che comprende come detto gran parte della montagna, è una delle zone europee più importanti per la migrazione primaverile dei falconiformi e di altri grandi veleggiatori lungo la costa. La ZPS si estende dalla Marina di Palmi verso lo stretto. Queste zone includono, inoltre, siti montani con morfologie pianeggianti in cui sono presenti formazioni di ambienti umidi effimeri.

Il nome della montagna, prima del X secolo, era monte Salinas.

Il nome derivava dal toponimo dato all’attuale Piana di Palmi, cioè Turma delle Saline.
A Partire dal XVII secolo al nome di Salinas venne affiancato anche quello di monte Aulinas.  Difatti è nel 1657 che il toponimo appare per la prima volta, per via di una errata trascrizione.
Successivamente la montagna venne intitolata a Elia di Enna, data la chiesa in suo onore collocata sulla cima e data anche la sua permanenza sulla montagna nel IX secolo.

La chiesa realizzata ad inizio del XX secolo e distrutta durante il secondo conflitto mondiale
Fin da prima del X secolo, la montagna era rinomata per l’esistenza di alcuni conventi di monaci basiliani. Uno di questi venne fondato, nell’anno 884, da sant’Elia di Enna e le cronache riportano che nella chiesa del monastero vi venne sepolto in seguito anche san Filarete.

Prima di costruire il suddetto monastero, Elia di Enna per molto tempo fece penitenza in una umida e angusta grotta posta sulla stessa montagna. Spesso Elia ricevette la visita di san Nilo.

I monaci basiliani, nell’XI secolo, ricostruirono sulla montagna l’abbazia di sant’Elia lo Juniore. Ruggero II di Sicilia la sottopose nel 1134, assieme alla chiesa di San Fantino che sorgeva vicino all’antica Tauriana, all’archimandrita del cenobio del Salvatore di Messina. Nel monastero del monte Aulinas erano custodite anche le spoglie di Elia.

Il romitorio di basiliani dedicato a sant’Elia profeta fu l’unica chiesa che, nel XV secolo, scampò alle rovine delle incursioni saracene.

L’abbazia del monte, con il convento, venne distrutta dal terremoto del 1783 e, su quei ruderi, nel 1804 venne costruita una chiesetta. La chiesa, di vetusta e cattiva costruzione in pietrame, fu rovinata dal terremoto del 1894, così come un piccolo corpo di fabbrica adiacente a sinistra della stessa fu interamente diroccato ed abbandonato.

La nuova chiesa di Sant’Elia, riedificata all’inizio del XX secolo, venne nuovamente distrutta nel corso dell’ultimo conflitto mondiale[24]. Fu ricostruita infine nel 1958, come appare ad oggi in tutta la sua raccolta semplicità.

 

Informazioni per l’articolo tratte da “Wikipedia”